lunedì 31 agosto 2009

LIBERTA' DI STAMPA

Maurizio Crozza aderisce ALLA RACCOLTA DI FIRME PER LA LIBERTà DI STAMPA e osserva: "La mia solidarietà va a Silvio Berlusconi. Dove s'è mai visto un giornalista che pone domandi irriverenti al capo del governo? Un bravo giornalista non assume iniziative, un bravo giornalista scrive sotto dettatura".

mercoledì 19 agosto 2009

LA VIA PERICOLOSA

Ancora un incidente sulla via di Balbano, per fortuna questa volta non grave, ma è stato solo un caso, considerato la dinamica dello stesso che ha visto coinvolta una moto e una macchina.La via di Balbano, lo ricordiamo ancora una volta all’amministrazione comunale, è in uno stato pietoso, con tratti della sede stradale pieni di buche e fratture. Nel corso degli anni la pericolosità è aumentata in quanto, oltre all’incuria costante in cui è stata lasciata, molti accessi sono stati realizzati su questa via che ha problemi di visibilità in ragione del tracciato che presenta curve, accessi e traverse con scarsissima visibilità. Per cercare di ovviare a questi problemi chiediamo ancora una volta all’amministrazione comunale che non aspetti che accada l’irreparabile per intervenire, come spesso succede, e che proceda con urgenza ad eliminare gli inconvenienti di pericolo pubblico sopra segnalati, che potenzi l’illuminazione, che realizzi alcuni dossi sulla sede stradale (del tipo realizzati sulla circonvallazione e a S.Anna), atti a ridurre la velocità, importante concausa degli incidenti registrati, fattore che aumenta a dismisura la possibilità che gli stessi si verifichino e che causino gravissimi danni alle persone che vi transitano.
18.08.2009
Comitato Oltreserchio e Colline Lucchesi

venerdì 14 agosto 2009

WIMAX

WiMax a Lucca

10/08/2009 BAMBINI e LEONE, la Provincia e il Comune hanno promesso e ripromesso la copertura di tutto il territorio comunale di lucca con la banda larga del WIMax. Il tempo passa ma ci sono paesi come Nozzano e Balbano che sono escluse da questo servizio. Nell'era dell'informazione questa è una discriminazione che non fa onore alle nostre istituzioni. Quali i motivi? Incapacità di gestire i problemi del territorio? Voglia di prendere per il culo i ciottadini? Quando i fatti seguiranno alle promesse? Siamo stufi di essere trattati come cittadini di serieB. Favilla e Baccelli, se i vostri assessori sono incapaci di mantenere le promesse sostituilteli. I cittadini non si possono prendere per i corbelli, cosa che ormai avviene ripetutamente su svariate questioni.... Se il Mezzogiorno è la grande questione del paese, l'Oltreserchio lo è per il Comune di Lucca e la Provincia; relegato in un angolo, zittito, privato degli strumenti di comunicazione, ricordato solo al momento delle votazioni con le solite roboanti promesse poi subito dimenticate. Vergognatevi, andate a casa, vecchi, incapaci, cannibali di democrazia.

LA SCOMPARSA DEL LAVORO

Umberto Eco
da: Espresso 16 luglio2009

Al diavolo la classe operaia.
Come chiedere di riconoscersi come classe, con problemi comuni, a chi, se pure ancora lavora, lo fa sempre meno insieme agli altri, per periodi sempre più brevi e vede il lavoro non più onorato ma sopportato?
“… la classe operaia è diventata invisibile: gli operai, come ha detto Ilvo Diamanti, non fanno più massa critica e ci accorgiamo che ci sono solo quando muoiono sul lavoro.

Furio Colombo ha scritto un libro “ La paga”; “… in questo libro non si parla della scomparsa della classe dei lavoratori,ma della scomparsa del lavoro. L’idea può apparire bizzarra, ma a ben pensarci tra deregolamentazione, crollo degli imperi finanziari, caduta delle borse, manager che abbandonano l’ufficio con la scatola di cartone sotto il braccio e un bonus stratosferico nel portafoglio, si diffonde dappertutto, nelle dichiarazioni ufficiali e nella politica spicciola, il disprezzo del lavoro.
Eccessivo pare sempre alla Confindustria il costo del lavoro, le aziende fanno il massimo per dissolvere i grandi centri produttivi in una pluralità di persone che non si conoscono tra loro, siedono in provincia ad un computer, e lavorano a progetto senza garanzie di continuità, la trasformazione delle grandi compagnie da luoghi dove si produceva ( e quindi si aveva bisogno di manodopera specializzata ) a pacchetti da vendere e rivendere, e quindi più appetibili sul mercato finanziario quanto più si sono alleggerite dei costi del lavoro, ha reso accettabile senza indignazione e stupore le campagne contro i sindacati. (……) si delinea un altro fenomeno; se un tempo il problema era provvedere a chi lavorava un sufficiente tempo libero, oggi viene regalato un “tempo vuoto”, quello dell’attesa di un primo impegno , tra un licenziamento e la sottoscrizione di un nuovo contratto a tempo, tra l’inizio e la fine di un periodo di cassa integrazione. Insomma, come chiedere di riconoscersi come classe, con problemi comuni, a chi, se pure ancora lavora, lo fa sempre meno insieme agli altri, per periodi sempre più brevi e vede il lavoro non più onorato ma sopportato come un incidente della vita ormai brevissima, quando una miracolosa automazione senza neppure più operatori alla consolle avrà risolto i problemi economici, e tutti godremo di una libera e infinita circolazione di “subprimes”?.

ECCIDIO S.ANNA DI STAZZEMA

Lo avrai
camerata Kesselring
il monumento che pretendi da noi italiani
ma con che pietra si costruirà
a deciderlo tocca a noi.
Non coi sassi affumicati
dei borghi inermi straziati dal tuo sterminio
non colla terra dei cimiteri
dove i nostri compagni giovinetti
riposano in serenità
non colla neve inviolata delle montagne
che per due inverni ti sfidarono
non colla primavera di queste valli
che ti videro fuggire.
Ma soltanto col silenzio del torturati
Più duro d'ogni macigno
soltanto con la roccia di questo patto
giurato fra uomini liberi
che volontari si adunarono
per dignità e non per odio
decisi a riscattare
la vergogna e il terrore del mondo.
Su queste strade se vorrai tornare
ai nostri posti ci ritroverai
morti e vivi collo stesso impegno
popolo serrato intorno al monumento
che si chiama
ora e sempre
RESISTENZA

P. Calamandrei
Comitato per le onoranze ai
Martiri di S. Anna di Stazzema
12 agosto 1993
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LE VITTIME DELL'ECCIDIO DEL 12 AGOSTO 1944

Battistini Eugenio anni 47
Battistini Giulia " 48
Battistini Clara " 34
Battistini Sabina " 23
Battistini Gilda " 20
Battistini Alibio " 15
Battistini Mario " 11
Battistini Alida " 10
Battistini Umberto " 7
Battistini Ultimio " 5
Antonacci Argentina " 46
Mancini Ida " 50
Pieri Evangelina " 28
Bonuccelli Irma " 20
Bonuccelli Adriana " 9
Pieri Galliano " 36
Pieri Evelina " 37
Pieri Graziella " 5
Pieri Lilia " 5
Pieri Laura " 34
Pieri Marisa " 12
Pieri Roberto " 6
Moriconi Claudia " 26
Moriconi Nara " 2
Bertelli Antonio " 59
Bertelli Elvira " 58
Bertelli Angelo " 31
Bertelli Rosalbina " 34
Moriconi Assunta " 44
Moriconi Rosina " 16
Moriconi Bruno " 9
Bernabò Angelo " 35
Bernabò Alma " 32
Bernabò Flora " 5
Bernabò Iole " 26
Bernabò Soave " 18
Bernabò Guglielma " 35
Bernabò Nara " 13
Bernabò Bruno " 10
Mancini Isola " 52
Federigi Ivana " 1
Pierini Alfredo " 43
Pierini Ercolina " 43
Pierini Zita " 18
Pierini Luciano anni 14
Mancini Lina " 19
Bertelli Pietro " 63
Bertelli Rosaria " 60
Bertelli Maria " 22
Bertelli Armida " 58
Bertelli Rina " 23
Pierini Venezia " 31
Pierini Renzo " 8
Mancini Egisto " 70
Mancini Maria " 36
Berretti Maria " 23
Berretti Adelia " 19
Farnocchi Giuseppa " 59
Gamba Silvia " 54
Bertelli Rinaldo " 29
Bertelli Lilia " 25
Bottari Santina " 33
Bottari Arnaldo " 11
Bertelli Dina " 49
Bertelli Disma " 22
Bertelli Orietta " 14
Bottari Lorenzo " 45
Bottari Isola " 45
Bottari Ivo " 8
Pieri Attilia " 22
Pieri Alvida " 14
Federigi Ultimia " 23
Federigi Silvana " 3
Federigi Mirta " 2
Bertolucci Anna " 65
Mancini Sabina " 55
Mancini Sestilia " 17
Mancini Adelia " 24
Bertelli Settimio " 29
Bertelli Umberto " 5
Bertelli Nadiria " 3
Bertelli Teresa " 22
Bertelli Norma " 1
Pieri Marietta " 35
Pieri Romana " 8
Pieri Romano " 10
Pieri Enzo " 3
Ulivi Letizia " 37
Ulivi Lida anni 18
Bottari Amabilia " 55
Bottari Rolando " 12
Bottari Miranda " 9
Bottari Giuseppina " 60
Bernabò Vivalda " 40
Bernabò Gelsomina " 32
Bernabò Argene " 32
Pierotti Paola " 5
Pierotti Alessandro " 2
Benassi Saveria " 20
Luisi Emilia " 20
Pierotti Giorgio " 51
Pierotti Evangelina " 44
Pierotti Clara " 18
Pierotti Elio " 14
Luisi Angelina " 64
Luisi Maria " 65
Luisi Marianna " 62
Luisi Giuseppa " 30
Bertelloni Maria " 53
Bonuccelli Ada " 19
Innocenti Dina " 32
Innocenti Paola " 22
Lencioni M. Grazia " 7
Lencioni Piero " 2
Lencioni Vincenzo " 59
Guadagnucci Ele " 42
Pieroni Luigi Adolfo " 16
Pieroni Franco " 7
Pieroni Alberto " 11
Pieroni Anna Maria " 17
Sacchi Margherita " 45
Mancini Silvia " 52
Gamba Maria " 29
Gamba Claudio " 1
Mancini Pasqualina " 22
Pardini Gelsomina " 40
Pardini Orietta " 15
Pardini Sara " 12
Pardini Bruna " 36
Pardini Marpa " 15
Pardini Anna " 2
Berretti Aldo " 9
Bertelli Luigi Anni 43
Don Innocenzo Lazzeri " 33
Kuri Carla " 50
Ghilardini Lobella " 35
Marchi Oreste " 40
Marchi M. Sole " 1
Bonucelli Silvestro " 37
Bonuccelli Zaira " 60
Bonuccelli Cesarina " 33
Guidi Ida " 60
Guidi Angelo " 65
Bacci Ettorina " 40
Della Latta Pasquale " 38
Della Latta Carmine " 3
Della Latta Dovino " 12
Della Latta Carlo " 8
Della Latta Domenico " 14
Della Latta Giuseppe " 15
Giannecchini Leda " 17
Giannecchini Antonia " 42
Lencioni Elisa " 55
Ghilardini Efisio " 70
Ghilardini Pia " 64
Bertellotti Marianna " 56
Salvatori Ada " 45
Salvatori M. Pia " 5
Battistini Cesare " 50
Pavolini Fulvio " 40
Pavolini Lilia " 38
Pavolini Claudio " 11
Pavolini Giovanni " 13
Pavolini Fulvia " 5
Pavolini Giovanna " 10
Scalero Costantino " 63
Scalero Gina " 52
Scalero Rosetta " 24
Scalero M. Luisa " 17
Scipioni Luigi " -
Scipioni Giuseppe " -
Scipioni Mario " -
Dazzi Corrado " 60
Dazzi Teresa " 60
Gamba Dina " 29
Gamba M. Franca " 9

BILANCI DI GIUSTIZIA


In controtendenza con la società di oggi,consumando meno e meglio si guadagna in qualità di vita reimpossessandosi del proprio tempo, gustando il piacere dell'autoproduzione,riscoprendo tradizioni e scoprendo nuove culture.
Questo sono i "Bilanci di Giustizia": monitorare il proprio consumo per cambiare l'economiadalle piccole cose, dai gesti quotidiani.

venerdì 31 luglio 2009

UN PAESE CHE SI REGGE SULL'ILLECITO

DAL BLOG DI BEPPE GRILLO:

di Italo Calvino

Caro Grillo, t'invito a leggere e diffondere questo testo di Italo Calvino, scritto 30 anni fa....ma attualissimo
Grazie.
P. M.

C’era un paese che si reggeva sull’illecito. Non che mancassero le leggi, né che il sistema politico non fosse basato su principi che tutti più o meno dicevano di condividere. Ma questo sistema, articolato su un gran numero di centri di potere, aveva bisogno di mezzi finanziari smisurati (ne aveva bisogno perché quando ci si abitua a disporre di molti soldi non si è più capaci di concepire la vita in altro modo) e questi mezzi si potevano avere solo illecitamente, cioè chiedendoli a chi li aveva in cambio di favori illeciti. Ossia, chi poteva dar soldi in cambio di favori, in genere già aveva fatto questi soldi mediante favori ottenuti in precedenza; per cui ne risultava un sistema economico in qualche modo circolare e non privo di una sua autonomia. Nel finanziarsi per via illecita, ogni centro di potere non era sfiorato da alcun senso di colpa, perché per la propria morale interna, ciò che era fatto nell’interesse del gruppo era lecito, anzi benemerito, in quanto ogni gruppo identificava il proprio potere col bene comune; l’illegalità formale, quindi, non escludeva una superiore legalità sostanziale. Vero è che in ogni transazione illecita a favore di entità collettive è usanza che una quota parte resti in mano di singoli individui, come equa ricompensa delle indispensabili prestazioni di procacciamento e mediazione: quindi l’illecito che, per la morale interna del gruppo era lecito, portava con sé una frangia di illecito anche per quella morale. Ma a guardar bene, il privato che si trovava ad intascare la sua tangente individuale sulla tangente collettiva, era sicuro di aver fatto agire il proprio tornaconto individuale in favore del tornaconto collettivo, cioè poteva, senza ipocrisia, convincersi che la sua condotta era non solo lecita ma benemerita. Il paese aveva nello stesso tempo anche un dispendioso bilancio ufficiale, alimentato dalle imposte su ogni attività lecita e finanziava lecitamente tutti coloro che lecitamente o illecitamente riuscivano a farsi finanziare. Poiché in quel paese nessuno era disposto non diciamo a fare bancarotta, ma neppure a rimetterci di suo (e non si vede in nome di che cosa si sarebbe potuto pretendere che qualcuno ci rimettesse), la finanza pubblica serviva ad integrare lecitamente in nome del bene comune i disavanzi delle attività che sempre in nome del bene comune si erano distinte per via illecita. La riscossione delle tasse, che in altre epoche e civiltà poteva ambire di far leva sul dovere civico, qui ritornava alla sua schietta sostanza di atto di forza (così come in certe località all’esazione da parte dello Stato si aggiungeva quella di organizzazioni gangsteristiche o mafiose), atto di forza cui il contribuente sottostava per evitare guai maggiori, pur provando anziché il sollievo del dovere compiuto, la sensazione sgradevole di una complicità passiva con la cattiva amministrazione della cosa pubblica e con il privilegio delle attività illecite, normalmente esentate da ogni imposta. Di tanto in tanto, quando meno ce lo si aspettava, un tribunale decideva di applicare le leggi, provocando piccoli terremoti in qualche centro di potere e anche arresti di persone che avevano avuto fino ad allora le loro ragioni per considerarsi impunibili. In quei casi il sentimento dominante, anziché di soddisfazione per la rivincita della giustizia, era il sospetto che si trattasse di un regolamento di conti di un centro di potere contro un altro centro di potere. Così che era difficile stabilire se le leggi fossero usabili ormai soltanto come armi tattiche e strategiche nelle guerre tra interessi illeciti oppure se i tribunali per legittimare i loro compiti istituzionali dovessero accreditare l’idea che anche loro erano dei centri di potere e di interessi illeciti come tutti gli altri. Naturalmente, una tale situazione era propizia anche per le associazioni a delinquere di tipo tradizionale, che coi sequestri di persona e gli svaligiamenti di banche si inserivano come un elemento di imprevedibilità nella giostra dei miliardi, facendone deviare il flusso verso percorsi sotterranei, da cui prima o poi certo riemergevano in mille forme inaspettate di finanza lecita o illecita. In opposizione al sistema guadagnavano terreno le organizzazioni del terrore che usavano quegli stessi metodi di finanziamento della tradizione fuorilegge e con un ben dosato stillicidio d’ammazzamenti distribuiti tra tutte le categorie di cittadini illustri e oscuri si proponevano come l’unica alternativa globale del sistema. Ma il loro effetto sul sistema era quello di rafforzarlo fino a diventarne il puntello indispensabile e ne confermavano la convinzione di essere il migliore sistema possibile e di non dover cambiare in nulla. Cosi tutte le forme di illecito, da quelle più sornione a quelle più feroci, si saldavano in un sistema che aveva una sua stabilità e compattezza e coerenza e nel quale moltissime persone potevano trovare il loro vantaggio pratico senza perdere il vantaggio morale di sentirsi con la coscienza a posto. Avrebbero potuto, dunque, dirsi unanimemente felici gli abitanti di quel paese se non fosse stato per una pur sempre numerosa categoria di cittadini cui non si sapeva quale ruolo attribuire: gli onesti. Erano, costoro, onesti, non per qualche speciale ragione (non potevano richiamarsi a grandi principi, né patriottici, né sociali, né religiosi, che non avevano più corso); erano onesti per abitudine mentale, condizionamento caratteriale, tic nervoso, insomma non potevano farci niente se erano così, se le cose che stavano loro a cuore non erano direttamente valutabili in denaro, se la loro testa funzionava sempre in base a quei vieti meccanismi che collegano il guadagno al lavoro, la stima al merito, la soddisfazione propria alla soddisfazione di altra persone. In quel paese di gente che si sentiva sempre con la coscienza a posto, gli onesti erano i soli a farsi sempre gli scrupoli, a chiedersi ogni momento che cosa avrebbero dovuto fare. Sapevano che fare la morale agli altri, indignarsi, predicare la virtù sono cose che riscuotono troppo facilmente l’approvazione di tutti, in buona o in mala fede. Il potere non lo trovavano abbastanza interessante per sognarlo per sé (o almeno quel potere che interessava agli altri), non si facevano illusioni che in altri paesi non ci fossero le stesse magagne, anche se tenute più nascoste; in una società migliore non speravano perché sapevano che il peggio è sempre più probabile. Dovevano rassegnarsi all’estinzione? No, la loro consolazione era pensare che, così come in margine a tutte le società durate millenni s’era perpetuata una controsocietà di malandrini, tagliaborse, ladruncoli e gabbamondo, una controsocietà che non aveva mai avuto nessuna pretesa di diventare “la” società, ma solo di sopravvivere nelle pieghe della società dominante ed affermare il proprio modo di esistere a dispetto dei principi consacrati, e per questo aveva dato di sé (almeno se vista non troppo da vicino) un’immagine libera, allegra e vitale, così la controsocietà degli onesti forse sarebbe riuscita a persistere ancora per secoli, in margine al costume corrente, senza altra pretesa che di vivere la propria diversità, di sentirsi dissimile da tutto il resto, e a questo modo magari avrebbe finito per significare qualcosa di essenziale per tutti, per essere immagine di qualcosa che le parole non sanno più dire, di qualcosa che non è stato ancora detto e ancora non sappiamo cos’è.