martedì 29 gennaio 2008

BUFFONE MASTELLA

ABBIAMO RICEVUTO QUESTA E-MAIL, LA PUBBLICHIAMO COME POST.

BUFFONE MASTELLA

Se un politico non mantiene le promesse fatte ai propri elettori, non attuando cio' che si era proposto di fare durante il suo mandato, non e' reato additarlo come un 'buffone'. Non si tratta, infatti, di critiche alla persona ma al suo operato politico-amministrativo. La Cassazione così si è recentemente espressa.

In tal senso chi più di Mastella può essere definito buffone? Nessuno. Mastella rappresenta il massimo dei buffoni oggi presenti in Italia, avendo tradito il mandato che gli elettori gli avevano affidato, con la sciagurata iniziativa di far cadere il Governo da essi scelto, di cui Mastella faceva parte.

Premesso ciò, da qualche tempo la Banca d’Italia ha accertato che dal 2000 al 2006, i redditi dei lavoratori dipendenti sono rimasti praticamente fermi ( + 0,3% ) anzi, hanno perso il loro potere di acquisto poiché i prezzi, il costo della vita è aumentato, infatti, per esempio, i redditi dei lavoratori autonomi sono aumentati del 13,1%, senza contare i costi delle bollette e delle varie tariffe che sono andate ben oltre tale aumento.
C’è quindi una grande sofferenza della categoria , variamente articolata ( comprensiva dei precari ), dei lavoratori dipendenti.
Di questa cosa, che ha dei riflessi negativi anche sull’economia, poiché se il cittadino non ha soldi, non spende e quindi non consuma e quindi non contribuisce allo sviluppo del paese, se ne sono accoti anche alcuni poteri forti.
Se ne sono accorti Confindustria con Montezemolo e la Banca d’Italia con Draghi; essi hanno infatti sottolineato la neccessità di adeguare i redditi troppo bassi dei lavoratori dipendenti italiani ( in Europa mediamente inferiori del 20% ), preoccupati della contrazione dei consumi e della crescita. La stessa cosa da tempo era richiesta dai Sindacati.
La priorità del Governo Prodi, dopo aver risanato il bilancio dello Stato, rimediando ai buchi del precedente governo Berlusconi, era quello di procedere ad un riadeguamento dei redditi dei lavori dipendenti, attraverso la detassazione degli aumenti in busta paga e la chiusura dei contratti fermi da annni.
Nel 2008 questa era la priorità del governo Prodi, assieme alla riforma elettorale, per via parlamentare o comunque attraverso il referendum di aprile.
Finalmente speravamo di raccogliere qualcosa e il tradimento di Mastella e del suo partito, l’UDEUR, ( con l'eccezione del senatore Cusimano, prontamente licenziato dal partito ) ha annullato tutto ciò.
Dopo che Berlusconi non era riuscito a far cadere il governo Prodi e stava in sofferenza all’interno della sua coalizione che sembrava sul punto di collassare, Mastella si è reso conto che aveva un asso nella manica che valeva una miniera d’oro: lui e solo lui poteva far cadere il governo Prodi e ridare la palla a Berlusconi che con gioia l’ha raccolta al volo, ricompattando tutta la sua coalizione, vista la prospettiva di ritornare ad occupare le poltrone in tempi brevissimi.
Naturalmente Berlusconi sarà estremamente riconoscente nei confronti di Mastella, cioè nei confronti di colui che l’ha rimesso in carreggiata alla grande, per cui c’è da aspettarsi, come già vari organi di stampa hanno anticipato, che elargirà incarichi prestigiosi ai meritevoli ( Mastella e companY ) oltre naturalmente a stoppare “ quell’ingiusto giustizialismo del partito delle toghe" che tanto perseguita lui e l’amico di Ceppaloni.
A Prodi e Veltroni: ditele queste cose! Dite agli italiani che i traditori che hanno fatto cadere il Governo hanno scippato agli italiani il riadeguamento dei salari e degli stipendi, hanno sabotato la trattativa che avrebbe portato entro giugno alla chiusura dei contratti fermi da anni: Ditelo agli italiani che i traditori hanno pensato solo alla loro sopravvivenza politica, tradendo il mandato dato dagli elettori. Ditelo, gridatelo e forse tutto non è perduto!

Lu, 29.01.2008, Beria Selvaggia

lunedì 28 gennaio 2008

BONUS IN CONSIGLIO: MA DI CHE SI PARLA?

CONSAPEVOLEZZA DI CIO' DI CUI SI DISCUTE.

Mi pare che in C.C. stasera si sia ragionato un pò sulle corna delle chiocciole. Che senso ha ragionare su una norma se non si è neppure in grado di quantificarne e qualificarne le ricadute? Magari rischiare una spaccatura o una mancata condivisione? Poi sarebbe opportuno e innovativo utilizzare gli strumenti informatici vettoriali per graficizzare le interpretazioni e le ricadute della norma e degli eventuali emendamenti. Ciò per permettere ai consiglieri di decidere con piena consapevolezza di cosa si discute, di cosa si va a votare, di quali sono le ricadute; consiglieri che non è che masticano tali questioni tecniche tutti i giorni. Insomma, serve una preparazione migliore anche nella rappresentazione e nelle esposizioni di problematiche tecniche urbanistiche da parte degli organi preposti in Consiglio comunale. Abbiamo assistito ad un approccio antidiluviano alla questione e non fa certo piacere sapere che spesso si rischia di costringere i consiglieri a prendere decisioni senza la necessaria consapevolezza.

domenica 27 gennaio 2008

GIORNATA DELLA MEMORIA

Dal Corriere della Sera:

Treno per Auschwiz, la memoria sui binari

Seicento ragazzi italiani hanno ripercorso il viaggio dei deportati nei lager. Altri 700 in partenza da Milano
CRACOVIA (Polonia) – I vagoni sono accoglienti e riscaldati. E ognuno, a bordo, ha il suo posto a sedere. Nulla a che vedere con i carri bestiame che negli anni bui delle leggi razziali e del conflitto mondiale hanno trasportato centinaia di migliaia di ebrei e di dissidenti politici dall'Italia ai campi di concentramento e di sterminio della Polonia. Ma il viaggio che 600 ragazzi hanno compiuto da Carpi a Cracovia ha ripercorso lo stesso itinerario di allora. E lungo il tragitto ha fatto tornare la mente alla tragedia delle deportazioni di massa e dell'olocausto.
I TRENI PER AUSHWITZ - Un viaggio della memoria nel Giorno della memoria (la commemorazione di quei tragici eventi che nel 2000 è diventata un appuntamento istituzionale), per non dimenticare e per tramandare, a settant'anni dall'entrata in vigore dei famigerati «Provvedimenti per la difesa della razza», il ricordo di quanto avvenne in un'Italia e in un'Europa che ai giovani d'oggi possono apparire tanto lontane. L'iniziativa è promossa dalla Fondazione Fossoli in collaborazione con gli enti locali e con l'alto patrocinio della Presidenza della Repubblica e delle massime istituzioni italiane. Sono due i treni speciali diretti in Polonia: al primo, partito da Carpi venerdì pomeriggio, si aggiungerà quello che, con a bordo altri 700 studenti, lascerà domenica in serata il binario 21 della stazione Centrale di Milano, lo stesso, collegato con un montacarichi ai sotterranei della stazione, da cui un tempo partivano i carri piombati con i prigionieri destinati ai lager.
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-->ANCHE BERTINOTTI - A Milano ci sarà anche il presidente della Camera, Fausto Bertinotti, a portare il saluto delle istituzioni ai ragazzi in partenza, che lunedì parteciperanno alla commemorazione internazionale anel campo di Birkenau. Saranno molte le delegazioni che giungeranno dall'Italia in autobus o aereo. Ma quella del doppio «Treno per Aushwitz» è singolare proprio per il valore evocativo di un viaggio sulle orme di coloro che quel viaggio lo compirono più di sessant'anni fa senza mai più fare ritorno in patria.
COME 60 ANNI FA - Sul convoglio partito da Carpi c'era lo scrittore e conduttore televisivo Carlo Lucarelli (■ «Film e libri non bastano», le sue parole al Corriere.it), non nuovo all'iniziativa, che raccoglierà materiale per i suoi libri e le sue trasmissioni e che a Cracovia terrà un reading sul tema della deportazione e dello sterminio dei prigionieri dei campi. La stazione della cittadina emiliana sorge a pochi chilometri dall'ex campo di concentramento e smistamento di Fossoli (www.fondazionefossoli.it) e proprio da qui partivano a migliaia, ignari di quanto sarebbe loro successo, i futuri internati. Anche noi abbiamo partecipato al viaggio. Per rivivere la storia, occorre passare attraverso la consapevolezza che i «veri» convogli portavano circa 2.000-2.500 deportati per volta. I vagoni merci contenevano ognuno dalle 80 alle 120 persone. E la meta più frequente era proprio il campo di Auschwitz Birkenau.
«NON E' UNA GITA» - Il viaggio dall'Emilia alla piccola banchina universalmente nota come "l'ultima fermata" o la "rampa degli ebrei" - la "Judenrmape" in tedesco -, la stessa «sempre illuminata» che Primo Levi aveva descritto in Se questo è un uomo, dura 22 ore. A bordo è un susseguirsi di momenti di confronto, conferenze, musica. Un contenitore di proposte didattiche per studenti ed insegnanti che per mesi si sono preparati a questo appuntamento. «Tutti sanno che non si tratta di una gita scolastica – spiega Silvia Mantovani, responsabile del progetto «Un treno per Aushwitz» - I ragazzi hanno frequentato laboratori didattici e gli insegnanti hanno partecipato a momenti formativi fin dall'inizio dell'anno scolastico per affrontare al meglio l'incontro tra la conoscenza e la storia».
IL PROGRAMMA - I ragazzi si immergeranno in pieno nella drammatica realtà dei lager, visitando il blok italiano del campo di Auschwitz, osservando da vicino le camere a gas e i forni crematori. Una domenica decisamente diversa, ripensando ai tanti loro coetanei che sessant'anni fa in queste baracche trascorrevano i loro ultimi giorni di vita. Lunedì, poi, tutte le delegazioni partite dall'Italia si riuniranno e parteciperanno insieme alla cerimonia conclusiva e alla fiaccolata al campo di Birkenau

L'ARRIVO – Varcato l'ultimo confine, in Polonia il treno viene accolto da un rigido freddo, ma della temuta neve neanche l'ombra. Quando il convoglio giunge in stazione, gli studenti scendono in modo ordinato, non chiassoso. Ma non è per la stanchezza del lungo trasferimento. Il primo piede poggiato sul suolo polacco riaccende il ricordo di storie e racconti letti sui libri di scuola e le immagini di film e sceneggiati. No, non è davvero una gita scolastica.
Ambra Craighero, 26 gennaio 2008

Grillo: La Casta dei Giornali

23.01.08 La Casta dei giornali/ I politici-editori
I contributi pubblici per l'editoria dovevano sostenere i giornali di partito, ma sono andati, per la maggior parte, agli editori privati. In fondo non c'è differenza, perchè i veri giornali di partito sono Il Corriere, La Repubblica, Il Sole 24 Ore, La Stampa, Il Messaggero, Il Foglio, Il Riformista, eccetera, eccetera. Dietro a questi giornali ci sono gli interessi economici di persone e di gruppi privati. Il salotto buono del Corriere con Ligresti, Passera, Della Valle e Elkann, tra gli altri. La Confindustria, De Benedetti, Berlusconi, Cordero di Montezemolo, Caltagirone... Gli editori sono loro, i soldi sono sempre i nostri.
20.01.08 La Casta dei giornali/ Il Corriere della Sera
Il pesce più grosso dello stagno è quello che non si è fatto prendere. RCS (Corriere della Sera) è il primo gruppo, sia per contributi ricevuti dallo Stato che per le prediche sul taglio dei costi della Casta. Paolo Mieli è meglio di una vecchia carpa.. I suoi giornalisti fanno i moralizzatori, ma RCS incassa in un anno un malloppo di 23.507.613 euro. Quando andate in edicola il Corriere pretendelo gratis, lo avete già pagato in anticipo con le vostre tasse.
18.01.08 La Casta dei giornali/ Carlo De Benedetti
Quando ho scoperto che all'ingegner De Benedetti lo Stato dà meno di venti milioni di euro di contributi all'anno ci sono rimasto male. Così poco? Per la libertà che ci offre sulle sue testate è nulla, una miseria. La libertà non ha prezzo, ma quella che ci regala il Gruppo l'Espresso è valutata troppo poco. Grazie Ingegnere, grazie. Poteva chiedere di più, ma non lo ha fatto. Un vero signore.
La Confindustria vuole il libero mercato. Il taglio della spesa pubblica. L'allontanamento degli statali fannulloni. Vuole la legge 30/Maroni, il precariato. E, come è ovvio, anche il profitto di impresa. Il suo giornale, Il Sole 24 Ore, ha ricevuto contributi pubblici per 19.222.787 euro nel 2006. Un quotidiano liberista/statalista che fa utili con le nostre tasse. Un esempio di coerenza contro lo spreco."La bibbia del libero mercato in Italia è – o dovrebbe essere – il nostro più grande quotidiano economico, Il Sole 24 Ore. Uno splendido prodotto editoriale e un’impresa che fa utili. Fondato nel 1865, è tra i nostri quotidiani più diffusi (347 mila copie al giorno nel marzo 2007). Per l’esattezza il terzo, dopo il Corriere della Sera (660 mila) e La Repubblica (629 mila), quasi a pari quota con la Gazzetta dello Sport (343 mila). Ha fama di testata autorevole e rigorosa, non solo per le ricche e impeccabili informazioni di servizio che quotidianamente fornisce alle imprese e agli imprenditori. Quotidianamente dalle sue colonne si documentano le interferenze dello Stato nel mercato, le politiche assistenziali e le numerose anomalie che si registrano in Italia nel rapporto fra istituzioni pubbliche ed economia. Ma c’è una notizia – una cosa, diciamo così, abbastanza rilevante e certamente anomala nel panorama internazionale dell’informazione, dell’economia e della politica – che Il Sole 24 Ore non ha mai fornito ai propri lettori: i contributi erogati dallo Stato al Sole 24 Ore.Trattasi di un apporto annuo agli utili degli azionisti di questo giornale, in definitiva alla Confindustria – sotto forma d’integrazioni per l’acquisto della carta e di agevolazioni tariffarie – che ha raggiunto, come si è scoperto nel 2006, la bella cifra di oltre 19.222.787 euro (di un contributo pubblico di 257.448 euro gode anche Radio 24 - Il Sole 24 Ore).Solo con le agevolazioni per la spedizione postale, Il Sole 24 Ore, il giornale italiano che in assoluto ha più abbonati, “risparmia” 11 milioni e mezzo di euro l’anno. Per ogni copia spedita ai propri abbonati, invece di 26 centesimi, ne sborsa 11. Il resto ce lo mette lo Stato.«Da liberista», lo stimato e bravo direttore del Sole 24 Ore, Ferruccio De Bortoli, si dichiara «contrario agli incentivi pubblici». E allora? «In linea di principio, credo che se ci fossero le condizioni di competizione più aperta ed anche condizioni di distribuzione più capillare, credo che naturalmente si potrebbe discutere in termini di mercato».Nel frattempo, evidentemente, se ne può fare a meno. Una cosa sono i principi, un’altra sono i dané." Beppe Lopez, La Casta dei giornali, ed. Nuovi Equilibri
La nostra immagine all'estero tra la spazzatura, la moglie di Mastella e la solidarietà di Prodi è ormai compromessa. Anche le testate finanziate per stranieri e emigranti all'oscuro di quello che avviene nel nostro Paese, come l'arcinoto "Polesani nel mondo" o il Gruppo l'Espresso (1 milione 700 mila euro di contributi all'anno) potranno fare poco per cambiare la situazione."Le testate percettrici di contributi diretti, relativi all’anno 2003, risultavano dunque 386, divise in otto categorie...LE ALTRE CATEGORIE/ ESTERO:- 124 «giornali italiani pubblicati e diffusi all’estero». Cinque i giornali più gratificati: Fiamma (Australia) con 143 mila euro, Pagina (Svizzera) con 89 mila, Cittadino Canadese (Canada) con 53 mila, Corriere Italiano (Canada) con 51 mila, Eco (Svizzera) con 49 mila.Nel 2004 queste testate risulteranno 133, che si divideranno in tutto 1 milione 446 mila euro.- fra le 23 «pubblicazioni edite in Italia e diffuse prevalentemente all’estero», predominava il Messaggero di S. Antonio, della Provincia Padovana dei Frati minori conventuali, con 109 mila euro. A una certa distanza, i 67 mila dell’Aise (Sogedi). Tutte le altre, fra i 27 mila euro di Inform e i 6 mila di Voce Buccino (Imprenda Angelo Maria): Abruzzo nel Mondo, Bellunesi nel Mondo, Emigrazione Siciliana, Migranti Press, Notizie Fatti e Problemi dell’Emigrazione, Polesani nel Mondo, Santo dei Miracoli (ancora S. Antonio da Padova), Servizio Migranti, Sicilia Mondo, Trentini nel Mondo, Trevisani nel Mondo, Voce dell’Emigrante, ecc. Anche nel 2004 le pubblicazioni di questo capitolo di spesa – 619 mila euro saranno 23.- due «quotidiani italiani teletrasmessi in paesi diversi da quelli membri dell’Unione Europea». In sostanza, si erogavano due milioni di euro ai due più importanti gruppi editoriali del Paese, l’Editoriale L’Espresso e la RCS, per finanziare la teletrasmissione all’estero della Repubblica (1 milione e 700 mila) e del Corriere della Sera (700 mila).Nel 2004, nessuna variazione: stessa cifra per le stesse due testate." Beppe Lopez, La Casta dei giornali, ed. Nuovi Equilibri
Più di 100 giornali o periodici cattolici sono finanziati dallo Stato. Ma non erano sufficienti l'otto per mille e l'esenzione degli immobili religiosi dall'ICI? Le nostre tasse contribuiscono a "La Voce dei Berici della Diocesi di Vicenza" e a "La Valsusa della Stampa Diocesana Segusina".Imperdibili per i fedeli più devoti."Le testate percettrici di contributi diretti, relativi all’anno 2003, risultavano dunque 386, divise in otto categorie...QUARTA CATEGORIA: in pratica, monopolio di testate facenti capo, direttamente o indirettamente, alla Chiesa cattolica (diocesi, arcidiocesi, ordini religiosi, conventi, associazioni e opere pie, confraternite, ecc.). Fra i 106 «periodici editi da cooperative, fondazioni o enti morali ovvero da società il cui capitale sociale sia detenuto da cooperative, fondazioni o enti morali» si contavano sulla punta delle dita di una sola mano quelli editi da organizzazioni non cattoliche come l’Istituto Buddista e non religiose come l’ANMIL (Associazione dei Mutilati e Invalidi del Lavoro) e la Federazione Orticoltori.A primeggiare era la Società San Paolo. Fondata nel 1914 da don Giacomo Alberione, opera in trenta nazioni «e in molteplici campi di attività: editoria libraria, giornalistica, cinematografica, musicale, televisiva, radiofonica, audiovisiva, multimediale, telematica; centri di studio, ricerca, formazione, animazione». I Paolini sono impegnati programmaticamente e sistematicamente «nella diffusione del messaggio cristiano utilizzando i mezzi che la tecnologia mette a disposizione dell’uomo di oggi per comunicare». E la Periodici San Paolo, in particolare, riusciva a utilizzare puntualmente anche i contributi messi a disposizione dallo Stato italiano, assommando con sei testate una cifra superiore al miliardo delle vecchie lire: Famiglia Cristiana (210 mila euro), Il Giornalino (210 mila), Jesus (49 mila), Vita Pastorale (34 mila), Famiglia Oggi (5 mila) e Letture (5 mila).A parte la San Paolo, la gran parte delle testate di questa categoria si accontentavano di contribuzioni sotto i 50 mila euro: la più bassa in assoluto, meno di duemila euro, quella assicurata alla Impresa Tecnoeditoriale Lombarda per la Rivista Diocesana Milanese. Solo quindici riviste riuscivano ad aggiudicarsi un aiuto pubblico compreso fra i 50 mila e i 100 mila euro: L’amico del Popolo (102 mila), Città Nuova della Pia Associazione Maschile opera di Maria (94 mila), Toscana Oggi (89 mila), La Vita del Popolo dell’Opera San Pio X (82 mila), Corriere di Saluzzo (80 mila), Verona Fedele (74 mila), Il Popolo dell’Opera Odorico da Pordenone (65 mila), La Vita Cattolica (64 mila), L’Azione della Diakonia Ecclesiale (63 mila), La Difesa del Popolo (61 mila), La Voce dei Berici della Diocesi di Vicenza (57 mila), Adista «fatti, notizie, avvenimenti su mondo cattolico e realtà religiose» (56 mila), La Voce del Popolo «settimanale di informazione della cultura cattolica di Brescia. Documenti e informazioni sulla Diocesi e sulla Curia Vescovile» (56 mila), Il Nuovo Rinascimento dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai (52 mila) e La Valsusa della Stampa Diocesana Segusina (51 mila).Nel 2004 queste testate passeranno da 106 a 115, per una contribuzione complessiva di 3 milioni 674 mila."Beppe Lopez, La Casta dei giornali, ed. Nuovi Equilibri
Di fronte al numero sterminato di giornali assistiti la prima reazione è di farne subito uno per prendere finalmente uno stipendio. Se Fare Vela e Sportsman -Cavalli e Corse hanno ricevuto un finanziamento lo possono pretendere tutti, dai blog ai giornali di quartiere"Le testate percettrici di contributi diretti, relativi all’anno 2003, risultavano dunque 386, divise in otto categorie...TERZA CATEGORIA: cooperative vere, quasi vere, false. E cioè sessantotto «quotidiani e periodici editi da cooperative di giornalisti o da società la cui maggioranza del capitale sociale sia detenuta da cooperative nonché quotidiani italiani editi e diffusi all’estero e giornali in lingua di confine».Notevoli, in questo elenco, i trucchi, i travestimenti e le diavolerie messe in atto per acquisire contributi pubblici anche di notevole consistenza. La lista era capeggiata da una strana terna: l’Avvenire, diffuso e autorevole organo della potente Conferenza Episcopale Italiana, con 5.999.900,04 euro; Italia Oggi, battagliero «quotidiano economico, giuridico e politico, per i professionisti dell’economia e del diritto» della ClassEditori (gruppo con 270 dipendenti, quotato in Borsa ma formalmente posseduto al 50,01 per cento dalla coop Coitalia), con 5.061.277,60; Il Manifesto, storico «quotidiano comunista», edito dalla cooperativa editoriale più autentica e più autorevole esistente nel nostro Paese, con 4.441.529,33.Dietro il Primorski Dnevnik (2.969.627,17 euro), una decina di altre testate dalla svariata tipologia e qualità, accreditate di contributi fra i 2 milioni e i 2 milioni e mezzo di euro: America Oggi, «quotidiano italiano pubblicato negli Stati Uniti»; Conquiste del Lavoro, «quotidiano della CISL fondato nel 1948 da Giulio Pastore» (2.582.284,89); l’Avanti! «quotidiano socialista»; Il Cittadino, «quotidiano lodigiano e del SudMilano»; Corriere di Forlì, Corriere di Perugia, Corriere di Firenze, Corriere Canadese, Corriere del Giorno di Puglia e Basilicata, Il Corriere Mercantile, Editoriale Oggi (Ciociaria Oggi e Latina Oggi del gruppo di Ciarrapico), Giornale Nuovo della Toscana («testata distribuita esclusivamente in abbinamento con il quotidiano Il Giornale»), Il Globo, Nuovo Oggi Molise (gruppo Ciarrapico), Sportsman - Cavalli e Corse, Voce di Romagna…Per il resto, si rilevavano due corposi contributi superiori al milione e 800 mila (Il Sannio Quotidiano, «primo quotidiano di Benevento» e Rinascita). A seguire il milione e 601 mila euro della Dolomiten di Bolzano, il milione e 586 mila di Scuola Snals, il milione e 406 mila di Nuovo Corriere Bari Sera, il milione e 313 mila di Provincia Quotidiano di Frosinone, il milione e 224 mila del Cittadino Oggi di Siena, il milione e 185 mila della Verità, il milione e 272 mila della Voce di Mantova; i buoni piazzamenti, sul milione di euro, dell’agenzia Area (storicamente legata all’area ex PCI e fornitrice di decine di emittenti locali) e di Ottopagine («quotidiano dell’Irpinia a diffusione regionale» in vendita a 50 centesimi); i 916 mila euro di Dossier News di Caserta - Il Giornale, gli 891 mila di Cronache del Mezzogiorno, i 753 mila dell’agenzia Dire.Una serie di testate venivano sostenute con un contributo annuo di 516 mila euro: Fare Vela, Luna Nuova, Carta, Motocross, Il Mucchio Selvaggio («settimanale di musica rock, cinema, libri e video»), La Nuova Ecologia di Legambiente, Rassegna Sindacale («settimanale della CGIL specializzato sui temi del sindacato e del lavoro»), Il Salvagente («settimanale dei diritti, dei consumi e delle scelte» nato nel 1989 come supplemento all’Unità), Trenta Giorni nella Chiesa e nel Mondo («mensile internazionale diretto da Giulio Andreotti»)…A seguire, con contributi di minore entità, due mensili come Noi Donne (storica rivista femminile nata nel 1937 a Parigi, espressione dell’UDI, Unione Donne Italiane) e Minerva del Club delle Donne, l’associazione romana guidata dall’ex PSI Annamaria Mammoliti, Chitarre del Musichiere Soc. coop a r.l. e Jam «viaggio nella musica», testate come Metropolis (quotidiano che «opera a partire dagli anni 90 nell’area stabiese-sorrentina, tornese vesuviana, agro-nocerino-sarnese, salernitano, avellinese»), il settimanale in sloveno Novi Matajur, il «mensile di Agricoltura Alimentazione e Ambiente» Oep-Notiziario Agricolo Spazio Rurale, Ore 12, Qui («settimanale di informazione della Provincia di Ravenna»), il «settimanale di Imola» Sabato Sera, il settimanale Sole delle Alpi che si propone di «far riscoprire le culture locali, oramai vittime della globalizzazione culturale ed ideologica», il mensile Rivista Italiana Difesa «pubblicazione leader del settore in Italia fin dal primo numero»...Chiudevano questa categoria i sei contributi più modesti, elargiti a Lucania, «quotidiano di vita regionale» della Basilicata con redazione, società editrice, centro stampa, concessionaria locale e concessionaria nazionale a Bari, capoluogo della Puglia (153 mila euro); all’Umanità, presumibile erede della vecchia testata socialdemocratica (114 mila euro); al Quotidiano di Sicilia, «regionale di Economia Istituzioni Ambiente Lavoro Impresa Terzo settore» (108 mila); al quotidiano Domani di Bologna (76 mila); a Mari e monti (84 mila) e al «settimanale d’informazione di Anzio e Nettuno» Il Granchio (41 mila).In questa categoria convergevano le quattro sottocategorie previste dall’art. 3 della legge 250 del 1990. Nel 2004 essa sarà, negli elenchi ufficiali del Dipartimento, divisa in quattro capitoli: ventiquattro quotidiani editi da cooperative, per complessivi 31 milioni 812 mila euro; quindici quotidiani di società «la cui maggioranza del capitale sia detenuta da cooperative, fondazioni ed enti morali», per complessivi 38 milioni 91 mila euro; quattro quotidiani editi in regioni di confine, per complessivi 5 milioni 328 mila euro; cinque quotidiani editi e diffusi all’estero, per complessivi 8 milioni 162 mila euro; ventitré periodici editi da cooperative di giornalisti, per complessivi 9 milioni 613 mila euro. In tutto, tre testate in più rispetto alle 68 del 2002, per un totale esborso di circa 95 milioni di euro."Beppe Lopez, La Casta dei giornali, ed. Nuovi Equilibri
La cooperativa, secondo il dizionario della lingua italiana, è una società di produzione fondata sul capitale, il lavoro e il profitto impiegati o distribuiti in comune. Libero e il Foglio sono cooperative? Il capitale è il nostro, il lavoro è per il loro padrone e i profitti sono i loro stipendi. In comune ci sono solo le nostre tasse."Le testate percettrici di contributi diretti, relativi all’anno 2003, risultavano dunque 386, divise in otto categorie...SECONDA CATEGORIA: ex “movimenti” ora sedicenti cooperative. E cioè ventidue «quotidiani editi da cooperative costituite entro il 30 novembre 2001, già organi di movimenti politici».Si entrava in una galleria di testate più varie ed eterogenee, che erano riuscite ad acquisire il diritto ai contributi attraverso vie controverse. A cominciare da Libero (5.371.151,76) e dal Foglio (3.511.906,92). Quattro quotidiani, meno noti e meno diffusi di questi due, si aggiudicavano tutti la stessa bella cifra di 2.582.284,49 euro: Il Giornale d’Italia, Linea («giornale del Movimento Sociale Fiamma Tricolore»), Torino Cronaca-Il Borghese e Roma. Per entità del contributo, seguivano un altro quotidiano napoletano, Il Denaro, con 2.238.168,15 e Il Riformista – più esattamente: «Nuovo Riformista (già) Le Ragioni del Socialismo» – con 2.179.597,05. Con poco meno (2.065.827,60) faceva la sua bella figura l’Opinione delle Libertà di Diaconale. Altri due corposi contributi risultavano assegnati al quotidiano cremonese La Cronaca (1.874999,72) e al Campanile Nuovo dell’UDEUR, il partito dell’ex DC Clemente Mastella (1.153.084).Contributi più limitati andavano, fra gli altri: alla Gazzetta Politica dell’ex dirigente del PSI Claudio Signorile (516.456,90); a Metropoli Day, «settimanale di informazione che pubblica notizie di attualità politica, costume, eventi sportivi e culturali, attualità e tanto altro ancora che riguardano i Comuni di Campi Bisenzio, Sesto F.no, Poggio a Caiano, Calenzano, Signa e Lastra a Signa» (516.456,90); al settimanale Avvenimenti, fondato dall’ex deputato PCI Diego Novelli (451.992,60); ad Area, dell’Area Editoriale s.r.l. (451.992,60); alla Voce Repubblicana, organo del residuale PRI (203.694,45).Completavano la seconda categoria donazioni fra i 169 mila e i 10 mila euro al mensile Aprile della sinistra dei DS, al Patto dell’ex deputato DC Mario Segni, ad Angeli, a Cristiano Sociali News, a La Nuova Provincia (già) Città che Vogliamo e a Milano Metropoli.Nel 2004 l’esborso complessivo per questa categoria di testate sarà di 29 milioni 810 mila euro. Risulteranno assenti Il Giornale d’Italia e Il Patto. La rivista della Angeli Editrice diventerà Quotidiano Sociale di Angeli, passando da 91 mila a 516 mila euro."Beppe Lopez, La Casta dei giornali, ed. Nuovi Equilibri
Gli italiani sono in leggera controtendenza. Leggono poco, ma in compenso hanno un numero di giornali sterminato finanziato dalle loro tasse. Da cosa dipende? Dalla scelta eccessiva che confonde il lettore? Dall'informazione asservita ai finanziatori politici?"Le testate percettrici di contributi diretti, relativi all’anno 2003, risultavano dunque 386, divise in otto categorie, di cui le prime tre primariamente coinvolte nelle polemiche sui soldi ai “giornali di partito”, a sedicenti “movimenti” e alle vere e finte cooperative.PRIMA CATEGORIA: tredici «giornali organi di movimento politico avente un proprio gruppo parlamentare o due eurodeputati eletti nelle proprie liste, nonché giornali organi di minoranze linguistiche aventi un rappresentante in parlamento».La lista era capitanata dall’Unità, con un contributo complessivo di 6.817.231,05 euro. Al giornale dell’ex PCI, ex PDS e ora DS, si affiancavano altre due testate di partiti provenienti dalla stessa area ex PCI: il quotidiano Liberazione, di Rifondazione Comunista, percettore di un contributo di 3.718.490,08 euro, e il settimanale dei Comunisti Italiani (PDCI) Rinascita della Sinistra (907.314,84).Era assente dalle edicole e dai contributi con un proprio giornale Forza Italia, il più importante partito dell’altro fronte, il centrodestra (salvo che per i 563.604,85 assicurati al mensile Liberal di Ferdinando Adornato). Due corpose contribuzioni venivano però assicurate alla Lega Nord per La Padania (4.028.363,80) e ad Alleanza Nazionale per il Secolo d’Italia, appartenente al “Secolo d’Italia di Gianfranco Fini” (3.098.741,40).Per quello che riguarda l’area dell’ex DC, in testa era “Democrazia è Libertà – La Margherita” con il quotidiano Europa (3.138.526,10). Ma anche La Discussione, «giornale fondato da Alcide de Gasperi» e ora oscuro quotidiano della Democrazia Cristiana per le Autonomie, riusciva ad accaparrarsi la bella cifra di 2.582.284,49 euro. Mentre Democrazia Cristiana, edito da “Balena Bianca piccola società Coop Giornalistica a r.l.”, si accontentava di 157.545,10.Contributi sul milione di euro risultavano versati agli organi di altri due gruppi politici: 1.032.913,80 alla Sudtiroler Volkspartei, per la testata Zukunft in Sudtirol; 1.020.390,93 ai Verdi per Il Sole che ride.Completavano l’esborso pubblico per la prima categoria di testate sovvenzionate i 602.024,10 al settimanale Avanti! della Domenica (i socialisti dello SDI) e i 297.146,28 a Le Peuple Valdôtain dell’Union Valdôtaine.Le tredici testate di questa categoria si ritroveranno nei contributi 2004, perlopiù con cifre in crescita, per un totale di 26 milioni 694 mila euro. Al posto del Sole che ride, una “new entry”: Il Socialista Lab, del Nuovo PSI, con 36 mila euro."Beppe Lopez, La Casta dei giornali, ed. Nuovi Equilibri
Tra le cause dell'emergenza spazzatura ci sono i giornali. Non solo in senso metaforico, perchè non hanno informato su ecomafia e raccolta differenziata, ma con il loro contributo diretto.La monnezza è prodotta dagli editori in modo consapevole. Stampano per prendere i contributi dallo Stato e riempire i bidoni della spazzatura."Ora che sono scomparsi compositori, linotipisti e impaginatori, lo stampatore è rimasto l'unico nei giornali a tenere alta la bandiera dell'arte tipografica. Si può immaginare, dunque, l'avvilimento dei rotativisti dell'Unità quando ogni notte sono costretti a produrre 16 mila copie di scarto per consentire alla Nuova Iniziativa Editoriale S.p.A. di incassare dallo Stato, solo con esse, 250 mila euro annui di contributi, che concorrono a quelli che complessivamente le spettano (6,5 milioni di euro) per il fatto di stamparne ogni notte 120 mila, anche se potrebbe mandarne in edicola solo 80 mila, visto che se ne vendono meno di 60 mila. Una resa del 50% di copie non si era mai vista prima dell'avvento delle provvidenze per l'editoria.Ma si è visto e si vede anche di più, Europa, il quotidiano della Margherita, notoriamente vende sotto le 5 mila copie, diciamo molto sotto. Eppure, per incamerare più di 3 milioni di euro l'anno in pubblici contributi, la sua amministrazione deve farne stampare 30 mila copie. Sapendo perfettamente che fine faranno: al macero. Con quanti danni per l'erario, per la dignità professionale di tutte le persone coinvolte e persino per i boschi e per i polmoni dell'umanità, è facile immaginare."Beppe Lopez, La Casta dei giornali, ed. Nuovi Equilibri
Il finanziamento pubblico ai giornali costa al cittadino italiano quasi un miliardo di euro all’anno. L’editoria, può quindi, a pieno titolo essere definita editoria di Stato. Ci sono buoni e anche ottimi giornalisti, quelli che scrivono rischiando la pelle, quelli emarginati, quelli sotto pagati. Il 25 aprile non è contro di loro, ma contro l’ingerenza della politica nell’informazione.Il lettore non conta nulla per l’editore di un giornale, contano di più i finanziamenti pubblici (partiti), la pubblicità (Confindustria, ABI, Confcommercio) e i gadget (dvd, fumetti, eccetera).Beppe Lopez ha scritto un libro: “La Casta dei giornali”, un viaggio nella disinformazione. Ogni giorno ne pubblicherò un estratto fino al 25 aprile.Soldi pubblici, informazione privata.“ Ma quanti sanno che lo Stato finanzia il Corriere della Sera, rimpolpando gli utili degli azionisti della RCS con elargizioni calcolate, per un solo anno, in 23 milioni di euro?E come commentare il fatto che gli italiani, tutti gli italiani, lavoratori e imprenditori, laici e cattolici, piemontesi e siciliani – oberati, tutti insieme e individualmente, dal più alto debito pubblico dell’Occidente (che nel 2006 ha sfondato il tetto dei 1.600 miliardi di euro) e da interessi sul debito colossali (ogni anno il 6% del PIL) – siano costretti a finanziare, fra gli altri il giornale della Confindustria con più di 19 milioni di euro l’anno, il quotidiano della Conferenza Episcopale Italiana con più di 10 e il quotidiano della Fiat con 7 milioni di euro?La Mondadori, notoriamente, non ha un quotidiano. Si accontenta, diciamo così, di fare la parte del leone in edicola con i periodici e in libreria con i libri. Come la prendereste se vi dicessero che, solo sotto forma di credito di imposta sulle spese sostenute per l’acquisto della carta in un anno, l’azienda di Silvio Berlusconi è stata da noi sostenuta con un contributo di 10 milioni di euro? E che in un solo anno risulta aver avuto dallo Stato uno sconto, per le spedizioni postali, di quasi 19 milioni di euro?Tutti conoscono Giuliano Ferrara e il suo Foglio, Vittorio Feltri e il suo Libero, Antonio Polito (poi sostituito da Paolo Franchi) e il suo Riformista. Pochi sanno che costoro possono fornire il loro esuberante apporto alla vita politica e istituzionale del Paese grazia al nostro diretto apporto economico. Insomma ci costano complessivamente più di 12 milioni di euro.” Beppe Lopez, La Casta dei giornali, ed. Nuovi Equilibri

domenica 20 gennaio 2008

REFERENDUM:CONSULTA, SI AI TRE QUESITI.



Divieto di candidarsi in più collegi elettorali, abrogazione a Camera e Senato del collegamento tra liste

ROMA - La Corte Costituzionale ha dichiarato ammissibili i tre quesiti referendari in materia di legge elettorale promossi dal comitato capeggiato da Mario Segni e da Giovanni Guzzetta. «Sono emozionato e commosso», sono state le prima parole di Segni dopo la decisione della Consulta.
COSA DICONO - I tre referendum riguardano: 1 - abrogazione alla Camera 2 - e al Senato della possibilità di collegamento tra liste, così da consentire l'attribuzione del premio di maggioranza alla lista che raccoglie il maggior numero di voti e non più alla coalizione3 - divieto di candidarsi in più collegi elettorali.
URNE - Il voto dovrà avvenire, come prevede la legge, tra il 15 aprile e il 15 giugno prossimi. A meno che il Parlamento venga sciolto, in questo caso si voterà nel 2009. Le motivazioni della decisione della Consulta dovranno essere depositate entro il 10 febbraio.
DECISIONE - Una camera di consiglio insolitamente breve, che ha sorpreso non pochi. Riuniti dalle 9,30 a porte chiuse, i 14 giudici costituzionali hanno prima ascoltato i rappresentanti del comitato promotore e gli avvocati delle parti che invece si opponevano, poi dalle 11,30 hanno iniziato la discussione che li ha portati a emettere il verdetto di ammissibilità dei tre quesiti proposti. Un’ora e mezza di pausa per il pranzo, quindi intorno alle 16,30 la sentenza. E proprio i tempi brevi della camera di consiglio spingono qualche osservatore a sostenere che la decisione possa essere stata presa dalla Corte presieduta da Franco Bile senza grandi contrasti tra i giudici (all’appello mancava il sostituto di Romano Vaccarella, che si è dimesso lo scorso aprile).

il CORRIERE - 16 gennaio 2008

Cosa prevedono i referendum:

PREMIO DI MAGGIORANZA
I quesiti 1 e 2 propongono di abrogare il collegamento tra liste alla Camera (quesito 1) e al Senato (quesito 2). Secondo l'attuale legge elettorale, a beneficiarie del premio di maggioranza possono essere alternativamente liste o coalizioni di liste. Se vincessero i sì ai referendum (e se fosse superato il quorum del 50% degli aventi diritto al voto), il premio di maggioranza verrebbe attribuito solo alla lista singola (e non più alla coalizione di liste) che abbia ottenuto il maggior numero di seggi. Ne risulterebbe un sistema elettorale che spingerebbe i partiti a puntare alla costruzione di un unico raggruppamento, incentivando una significativa ristrutturazione del sistema partitico. «Si aprirebbe, per l'Italia, una prospettiva tendenzialmente bipartitica», spiegano i promotori. Le attuali leggi elettorali di Camera e Senato prevedono un sistema proporzionale con premio di maggioranza. Tale premio è attribuito su base nazionale alla Camera e su base regionale al Senato ed è attribuito alla singola lista o alla coalizione di liste che ottiene il maggior numero di voti. Il fatto che sia consentito alle liste di coalizzarsi per ottenere il premio ha fatto sì che alle ultime elezioni dell'aprile 2006 si siano formate «due grandi coalizioni composte di numerosi partiti al proprio interno. E la frammentazione è notevolmente aumentata». Abrogando la norma sulle coalizioni, inoltre, verrebbero anche innalzate le soglie di sbarramento. Per ottenere rappresentanza parlamentare, le liste dovrebbero comunque raggiungere un consenso del 4% alla Camera e dell'8% al Senato. La lista più votata ottiene il premio che le assicura la maggioranza dei seggi in palio, le liste minori ottengono comunque una rappresentanza adeguata, purché superino lo sbarramento.
CANDIDATURE MULTIPLE Il terzo quesito vuole eliminare la possibilità che un candidato si presenti (e quindi venga eletto) in più circoscrizioni sia alla Camera che al Senato. L'attuale sistema prevede che ci si possa candidare e venire eletti in più zone d'Italia (lo fanno soprattutto leader e principali esponenti dei partiti) avendo poi la facoltà di scegliere in quale zona accettare l'elezione e, di conseguenza, far eleggere i candidati presenti in lista dietro di loro. Oggi la possibilitá di candidature in più circoscrizioni (anche tutte) conferisce, sottolineano i promotori del referendum, «un enorme potere al candidato eletto in più luoghi. Nell'attuale legislatura, questo fenomeno, di dimensioni veramente patologiche, coinvolge circa un terzo dei parlamentari che vengono scelti dopo le elezioni da chi già è stato eletto e diventano parlamentari per grazia ricevuta. Un esempio macroscopico di cooptazione».
Il voto tra il 15 aprile e il 15 giugno, a meno che il parlamento non venga sciolto.

L’OPPOSIZIONE A LUCCA E’UN ECTOPLASMA?

Abbiamo ricevuto questo intervento e lo pubblichiamo come post.

L’OPPOSIZIONE A LUCCA E’UN ECTOPLASMA?

Forse lo sarà perchè in questo periodo si parla di urbanistica, materia da prendere con le molle visto che la strumentazione urbanistica comunale è stata considerata coerente e conforme a quella degli enti sovraordinati e che metterla in discussione più di tanto significherebbe mettere in discussione la filosofia e l’approccio politico-tecnico che Regione e Provincia hanno voluto per il territorio lucchese ( approccio riscontrabile del resto per tutta la Toscana, alla luce degli eventi ), chi dovrebbe dettare la linea, si guarda bene dall’affrontare la questione e si concentra su tematiche correlate sulle quali non può essere chiamato in causa per le pregresse politiche da lui condivise.
Questo è un handicap per l’opposizione. Ma è anche chiaro che il suo capogruppo in Consiglio Comunale, sarebbe poco credibile e rischierebbe di cadere in contraddizione nel caso avesse l’ardire di alzare i toni più di tanto contro la politica cementificatoria degli ultimissimi anni.
Di fatto si tirerebbe la zappa sui piedi, visto che come presidente della Provincia, ha dato il via libera al piano comunale. Stiamo parlando di un Regolamento urbanistico e di un Piano Strutturale non adeguatamente imbrigliato dalla Pianificazione di livello superiore, quella provinciale e quella regionale, di concerto costruita da tali enti.
Il Regolamento urbanistico del 2004 ha così potuto sbizzarrirsi tra le grandi falle della pianificazione sovracomunale determinando una mutazione dell’identità fisica e culturale del territorio.
Comune e Provincia, al di là delle apparenze, nei contenuti sono stati molto in sintonia negli anni scorsi, specie in materia urbanistica, la Regione ha lasciato fare.Sarà bene che l’opposizione si liberi prima possibile di questi fantasmi e degli scheletri nell’armadio per poter esprimere compiutamente le sue potenzialità, oggi fortemente inibite.

Antonio

venerdì 18 gennaio 2008

PIU' UMILTA' E MENO ORGOGLIO

RIFLESSIONE SUL CASO SAPIENZA

Forse era il caso che Rettore e Senato accademico non si facessero influenzare più di tanto dalla lettera di dissenso di alcuni professori, tra l’altro minoritari, e confermassero il programma stabilito.
In fin dei conti se il PAPA fosse intervenuto come era giusto, non sarebbe stata messa in crisi la LAICITA’ che il luogo legittimamente deve poter esprimere.Ci sarebbe stata la possibilità di replica e il confronto sarebbe continuato garantendo libertà di pensiero e di espressione.